2 commenti

  • linda

    La solita messa in scena finale dopo essere stati pugnalati alle spalle per anni. Evviva la festa dell’ipocrisia. Se ve lo dice chi è già in pensione, potete crederci!

  • roberto roberto

    Egregia Signora,
    nonostante ci stia provando non riesco a cogliere il senso del suo commento. Lei scrive “la solita messa in scena finale dopo essere stati pugnalati alle spalle per anni” ma, al di là che trovo sgradevole definire una festa tra colleghi “messa in scena”, dove nessuno si è atteggiato ad “attore”, non capisco da chi provengano dette “pugnalate alle spalle”.

    In 43 anni di scuola, avendo anche avuto diverse ed importanti responsabilità, personalmente non ho mai ricevuto pugnalate alle spalle né da colleghi né da presidi o dirigenti. Tra l’altro non ne vedo il motivo: nella scuola “pugnalare qualcuno alle spalle” non porta automaticamente benefici a sè stessi, in quanto il carrierismo non trova qui ragion d’essere.

    Se Lei, invece, si riferisce all’organizzazione del sistema educativo, alle politiche della scuola portate avanti negli ultimi 50 anni, allora era il caso di essere più chiari.

    Premesso che nella festa di cui parliamo non era presente né il ministro pro-tempore, né i sottosegretari (questi allora nemmeno nominati), né ministri e sottosegretari passati, né dirigenti dell’USR o dell’AT Genova, e quindi continuo a non capire il nesso, potrei, comunque, concordare con Lei circa le “pugnalate alle spalle” inferte dalle scellerate scelte politiche per la scuola portate avanti da tutti gli schieramenti politici passati e presenti, e che, temo, proseguiranno.

    Forse Lei intendeva come “pugnalate” il blocco degli stipendi per anni, la scarsa considerazione sul ruolo docente, l’aumento degli impegni a fronte di retribuzioni aggiuntive ridicole, il sistema di reclutamento che non riesce mai a fornire gli organici completi. Potrei aggiungere le responsabilità penali incombenti, gli edifici scolastici non a norma, i laboratori (quando esistono) obsoleti, etc.

    Potremmo discutere a lungo su cosa Lei abbia fatto per cambiare le cose (ripeto: sempre se Lei sia stata una docente), su quali iniziative Ella abbia intrapreso per evitarsi le “pugnalate”. Ed io potrei scrivere di ciò che io ho fatto nella mia lunga carriera.

    Ma, mi scusi, tutto questo non centra nulla con la nostra festa. E posso garantirLe, non si è respirato alcun clima di ipocrisia.

    Se tutto quanto da lei scritto è il frutto della sua esperienza personale, non posso che dolermene e fare voti affinché il risentimento che trasuda dalle sue parole possa ben presto affievolirsi.

    Cordialmente.

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